Canto del cigno di Charles Spencer: Diana raccontata dal fratello
Il fratello di Diana racconta la sorella, e non è un libro sulla principessa

Il primo settembre 1997, nell'abbazia di Westminster, un uomo di trentatré anni pronunciò davanti al mondo l'orazione funebre per la sorella, e quel discorso è rimasto uno dei più citati del Novecento. Quell'uomo era Charles Spencer, nono conte Spencer, fratello minore di Diana. Quasi trent'anni dopo ha scritto Canto del cigno: Diana, mia sorella, che esce in Italia per Mondadori il ventidue settembre 2026, in contemporanea mondiale con l'edizione inglese, pubblicata da Penguin Michael Joseph con il titolo Swan Song: Diana, My Sister. È la prima volta che Spencer parla pubblicamente e in modo esteso della sorella. Le ragioni le ha spiegate lui stesso: l'avvicinarsi del trentesimo anniversario della morte di Diana ha moltiplicato le richieste di intervista, e ha preferito mettere per iscritto una volta per tutte i propri ricordi invece di continuare a leggere ricostruzioni fatte da altri, molte delle quali fondate su affermazioni consolidatesi nel tempo senza verifica. Il libro racconta la vita della sorella, il suo carattere e i giorni che seguirono la sua morte, e non pretende di essere neutrale: è dichiaratamente il punto di vista di un fratello.
Su un libro non ancora uscito non si danno giudizi, e non se ne daranno. Si può però dire che cosa distingue questo tipo di libro da una biografia, perché è la ragione per cui può interessare anche chi le biografie di persone reali di solito non le legge. Una biografia lavora su fonti: documenti, testimonianze raccolte, archivi, e chi la scrive resta fuori dalla vicenda e ne risponde con il metodo. Un racconto di famiglia lavora sulla memoria di chi c'era, e il suo valore e il suo limite coincidono: nessuno può sapere quelle cose meglio di lui, e nessuno è meno in condizione di essere imparziale. Il lettore deve tenere presenti entrambe le facce. Su Diana esiste una bibliografia enorme, costruita quasi tutta su amici, collaboratori, ex dipendenti e osservatori della monarchia: Spencer scrive dall'unica posizione che nessuno di quei libri poteva occupare, cioè quella di chi ha condiviso l'infanzia con lei prima che diventasse una figura pubblica. Il suo lavoro precedente aiuta a capire che cosa aspettarsi: Spencer è autore di libri di storia inglese e di un memoir sulla propria infanzia in collegio, e la sua scrittura è quella di uno storico che sa costruire un racconto, non quella di un personaggio prestato alla pagina. Sarà interessante vedere quanto di quel metodo resti quando la fonte principale è la propria memoria, che è il materiale meno controllabile con cui uno storico possa lavorare.
A chi conviene. A chi ha seguito la vicenda di Diana e vuole una fonte diretta invece dell'ennesima ricostruzione di seconda mano. A chi si interessa alla monarchia britannica come fenomeno sociale, perché il rapporto fra la famiglia Spencer e i Windsor è parte della storia. E a chi legge memoir familiari in generale: il tema qui è un fratello che racconta una sorella, e funziona anche per chi di Diana sa poco. Non conviene a chi cerca rivelazioni scandalistiche, e non conviene nemmeno a chi cerca il contrario, cioè un ritratto agiografico: l'autore ha annunciato di voler correggere quello che considera falso, quindi è un libro con una tesi. Non conviene a chi la materia mette a disagio, perché una parte del racconto riguarda i giorni successivi alla morte. C'è poi una questione di lingua da mettere in conto: è un libro tradotto dall'inglese e pubblicato in contemporanea con l'edizione originale, quindi chi legge in inglese può scegliere, e chi tiene alla voce dell'autore forse preferirà farlo. Serve la disposizione che si porta a un libro su un lutto altrui, e non quella che si porta a un libro di gossip. Chi lo prende con l'aspettativa sbagliata rimarrà deluso in entrambe le direzioni.